Nel nostro mondo occidentale il restauro va considerato come un lavoro antico, risalente fino al lontano periodo dei Greci. Già nel II sec. a.C. si attestano interventi di ripristino su opere d’arte che avevano subìto deterioramenti per i supporti utilizzati, per esempio il legno, o per le applicazioni, come le lamine in oro, distaccatesi per vari motivi. Nel periodo romano, il grande amore per l’arte greca, ottenne il risultato di depredazione di quella cultura, trasportando statue dalla Grecia a Roma oltre che interi pezzi di muro su cui erano eseguite pitture parietali. Il trasporto di tali opere ne danneggiò l’integrità richiedendo, in seguito, interventi di ripristino.

Nel periodo medievale, il lavoro maggiore fu quello di intervento sulle opere d’arte precedenti, per “aggiornarle” al gusto liturgico teologico cristiano. Mosaici ripresi, crocifissi ridipinti in base all’esigenza culturale e cultuale del momento.

Il Rinascimento apportò alla pratica del restauro l’idea di intervento delle parti mancanti dell’opera anche con materiali diversi e non fedeli all’originale.

È bene ritenere, comunque, che in tutto questo periodo di tempo trascorso, la sensibilità nei confronti dell’opera artistica aumentò secolo dopo secolo cosicché la sensibilità di mille anni fa non è quella di oggi.

Per arrivare al restauro moderno come scrupolosa scienza filologica bisognerà aspettare l’Ottocento, quando il dibattito diventerà acceso e porterà ad una maggiore autonomia e sviluppo di esso.

Nei tempi odierni il restauro ha raggiunto l’apice di consapevolezza sul proprio valore storico-critico-estetico-funzionale che realmente gli appartiene. Oggi si dà molta importanza all’opera in se stessa cercando, con interventi minuziosi, di restituirla alla sua bellezza originaria, rispettando il tempo trascorso oltre che il metodo di intervento poco invasivo rispetto al passato.

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